Fiamminghi e altri Maestri.
Gli Artisti Stranieri del Patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero degli Interni

1 luglio – 10 settembre 2008

La mostra “Fiamminghi e altri maestri”, presso gli spazi della Fondazione Memmo in Palazzo Ruspoli in Roma, propone un’interessante selezione di opere realizzate da artisti stranieri custodite nelle chiese del Fondo Edifici di Culto. Il Fondo (F.E.C.) istituito ufficialmente a metà degli anni ’80, a seguito degli accordi concordatari del 1984 e amministrato dal Ministero dell’Interno, possiede un ricchissimo patrimonio di oltre 700 chiese, distribuite sul territorio nazionale e concesse per il culto all’autorità ecclesiastica. Ogni anno il F.E.C. attraverso eventi espositivi, aperture speciali e concerti, offre al pubblico una prospettiva sempre diversa sugli edifici prestigiosi di sua proprietà e sulle opere inestimabili in essi custodite.

La mostra indaga sulla presenza, nel corso dei secoli, delle opere di artisti stranieri, alcuni dei quali giunsero nel nostro territorio in cerca di autorevoli committenze o per conoscere da vicino l’arte classica e rinascimentale. Il progetto espositivo, che ha luogo sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, si inserisce anche nell’ambito delle iniziative dell’Anno Europeo del Dialogo Interculturale Sculture e dipinti da Roma e dalle province di Trapani, Bologna, Sassari, Rieti, Napoli, Palermo, Ferrara, Perugia, Cagliari, Agrigento e Cosenza sono presentati in un percorso che, diversamente dal consueto criterio cronologico, è stato impostato secondo l’ambito geografico di provenienza degli artisti.

Il “Miracolo di S. Benedetto” del francese Pierre Subleyras, tre opere attribuite al celebre Gerrit van Honthorst (Gherardo delle Notti) e alla sua bottega, due tele di pittori austriaci, il ritratto di padre Matteo Ricci di un artista cinese, lo splendido polittico del fiammingo Luna Master, della chiesa napoletana di S. Maria di Piedigrotta sono solo alcuni esempi delle opere in mostra scelte attentamente da un illustre Comitato scientifico.
Una sala di Palazzo Ruspoli sarà riservata all’esposizione di alcuni cofanetti in avorio di manifattura siculo-araba e bizantina, provenienti dal Tesoro della Cappella Palatina di Palermo; uno di questi piccoli scrigni custodisce a sua volta un tesoro archeologico: un sigillo mesopotamico del terzo millennio a.C.. Conservato con estrema cura perché rinvenuto in prossimità dei luoghi riportati sulle Sacre Scritture, il reperto fu per questo considerato una vera e propria reliquia. Attraverso questo progetto, è stato possibile intervenire con opportuni restauri su alcune delle opere in mostra, una funzione che, assieme alla conservazione e alla valorizzazione del Patrimonio che amministra, rientra tra i principali e quotidiani impegni del Fondo Edifici di Culto.